Archivio per la categoria ‘patti di famiglia’

Il Professor Devecchi e l’ “Orologio della successione”

maggio 3, 2012

“Da dove veniamo”

Ogni anno 60 mila imprenditori sono coinvolti nel passaggio generazionale. Dopo la seconda guerra mondiale, infatti, i piccoli imprenditori italiani contribuendo alla ricostruzione del Paese, in un ventennio hanno sviluppato le loro attività artigianali in imprese e industrie.  Le 4 milioni di imprese familiari che stimiamo essere presenti oggi nel tessuto economico del Paese hanno  dunque origine da questa evoluzione.  Dalla fine degli anni ’90 ad oggi sono iniziati i passaggi generazionali che però, negli ultimi 5 anni, laddove non sono andati a buon fine, sfociando in cessazioni di azienda o liquidazioni volontarie hanno procurato un danno emergente pari a 60 miliardi di euro. Preparare Bene il momento della successione è diventato ormai una vera urgenza.

Come affrontare la successione

Aiutare gli imprenditori a svolgere la successione in maniera anticipata è necessario tenendo presente che per 4 volte nel suo ciclo di vita, l’azienda familiare “cambia pelle” in termini di processi,  strumenti e nuove criticità. Da qui e dalle variabili che incidono sul processo del passaggio generazionale è da analizzare questo fenomeno. La successione diventa un punto di forza se ci si arriva in maniera anticipata, se si colloca bene la propria azienda nel suo ciclo di vita, se si tiene sempre viva la business history familiare. Fondamentale è dare spazio al giovane che entra in azienda. In un contesto di costante processo di internazionalizzazione l’azienda deve saper allargare la sua formula imprenditoriale e dare in mano a questi ragazzi settori nuovi con potenzialità di business davvero importanti.

Giuliana Benetton intervistata dal Corriere: “E’ IL NOSTRO NOME, NON VENDEREMO MAI”

maggio 3, 2012

Nodi da scogliere in casa. Benetton: la strada è tracciata. Caprotti: ci siamo quasi?

maggio 3, 2012

Alessandro Benetton  ha da poco assunto la guida del gruppo veneto e, a 48 anni di età, dopo 8 anni passati da vicepresidente e dopo aver dimostrato con la la “21 investimenti” di essere un vero imprenditore, ha sottolineato più volte il senso della discontinuità come opportunità lanciando la sfida di reinventare le aziende perché avere rispetto della propria azienda di famiglia significa modificarla.

Il discorso in casa Benetton non è tuttavia concluso. La famiglia ha infatti il ruolo di regista mentre la gestione è affidata ai manager. Ai possibili avvicendamenti e al possibile ringiovanimento nelle posizioni manageriali della holding del gruppo saranno dedicate le prossime decisioni strategiche senza dimenticare che la seconda generazione Benetton è formata da 14 persone: tempo e attenzione per la parte proprietaria dell’azienda e per adeguarsi di adeguate strutture aziendali.

In casa Caprotti la questione è più complessa sebbene in via di definizione. Il patron, Bernardo ha promosso un collegio arbitrale per risolvere il nodo del controllo di Esselunga e definire un contrasto con i due figli maggiori: Giuseppe e Violetta che si strascina orami da molti anni. Le modalità adottate da Bernardo per trasmettere l’eredità ai figli sono a cessione della nuda proprietà delle azioni (intestate ad una fiduciaria) con usufrutto al padre. Il caso si complica poiché i figli sono nati da matrimoni diversi con i primi che hanno lavorato a lungo in azienda partecipandone alla creazione del valore.

Il passaggio della sola nuda proprietà con riserva di usufrutto è uno strumento molto usato dalle imprese ma è una scelta non definitiva e incompleta. Mette in luce una peculiarità delle imprese di famiglia coinvolte in questa situazione: la volontà di continuare a contare nelle decisioni strategiche aziendali si scontra con l’opportunità e convenienza di spingere i propri giovani alla guida del gruppo. Spesso significa quindi non andare fino in fondo nel passaggio generazionale.

Bombassei, Del Vecchio, Moratti, Benetton, Squinzi: come passano il testimone le principali famiglie imprenditoriali?

maggio 2, 2012

La prima generazione dei pionieri del Nordest e delle grandi famiglie italiane che hanno creato grandi gruppi, ha ormai lasciato il timone o è in procinto di farlo. Da Ferrero a Squinzi, da Chiesi a Merloni, da Bombassei a Moratti, da Del Vecchio a Benetton, tutti sono alle prese con un passaggio generazionale che segna la fine di un’epoca, quella della quasi totale identificazione delle aziende con le famiglie e i territori. Ad uscire di scena sono infatti i padri fondatori del capitalismo familiare italiano.

DISTILLERIA NARDINI: una storia bicentenaria

novembre 15, 2011

Grapperia al Ponte by F. Zonta  

 

Fondata nel 1779 a Bassano del Grappa, Nardini ha saputo mantenere, nel corso degli anni, un ruolo di primo piano nel mercato nazionale legando in modo inscindibile il suo nome a quello della grappa.  Attualmente l’Azienda affronta una nuova fase di comunicazione orientata a divulgare, attraverso un linguaggio moderno, un mondo emotivo fatto di saperi antichi, tradizione e respiro internazionale. L’azienda rilegge infatti in chiave contemporanea i valori tipicamente italiani di autenticità, passione e straordinaria qualità proponendo una rinnovata immagine capace di coniugare fra loro tradizione e rinnovamento.

“Innovare nel segno della tradizione”, questo l’obiettivo di Nardini, da sempre leader nel mercato italiano delle grappe di qualità.  

Dottor Giuseppe Nardini, siete all’ottavo passaggio generazionale, una vera rarità nel panorama delle imprese di famiglia: come avete gestito questi passaggi? Quali le criticità?

Nella nostra storia bicentenaria, c’è stato un periodo molto lungo in cui le donne venivano liquidate per non allargare troppo la compagine sociale; negli ultimi decenni abbiamo aperto la possibilità di entrata in azienda anche a loro e, fino alla mia generazione non abbiamo mai avuto particolari problemi.

Negli ultimi anni però, essendosi allargata la compagine sociale alla nuova generazione, rappresentata da  quattro giovani, abbiamo valutato che soluzione adottare per gestire al meglio il prossimo passaggio generazionale. Dopo incontri e consulenze abbiamo deciso di adottare lo strumento dei Patti di Famiglia intesi come regole morali e vincolanti per tenere unito il capitale e organizzare l’ingresso dei futuri dirigenti. Qui abbiamo stabilito regole per le quote facendo in modo che rimangano sempre in mano alla famiglia e inserendo dei requisiti per chi vuole intraprendere la carriera direttiva e gestionale: la laurea, un’esperienza lavorativa in un’altra azienda e la conoscenza di una lingua straniera per garantire un minimo di competenza.

Nell’arco dei duecento anni di storia, i valori aziendali si sono dispersi?

No, anzi, con mio grande piacere ho constatato che nei giovani che lavorano con me si è molto accentuato il senso di responsabilità nei confronti dei valori che i nostri avi ci hanno tramandato.

Come avete fronteggiato la crisi? Avete mai pensato di aprire a capitali esteri o delocalizzare la produzione all’estero per crescere ?

Il periodo di crisi è stato affrontato con il continuo ammodernamento degli impianti per la produzione e distribuzione del prodotto e da un anno abbiamo deciso di sviluppare l’aspetto della comunicazione e di marketing. Sono sempre stato a favore di un’azienda ben capitalizzata ma possibilmente sempre con capitale proprio per mantenere più unito il nucelo familiare attorno all’azienda così come siamo contrari a prospettive di delocalizzazione anch perché il nostro prodotto è tipicamente italiano ed è bene che rimanga prodotto in Italia.

Foto a cura di G. Basilico e F. Zonta       www.nardini.it

 

 

LA GIORNATA DEL FAMILY BUSINESS

settembre 21, 2011

Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, 16 Settembre 2011 – Le imprese di famiglia in Italia costituiscono l’80% del totale delle imprese e si stimano a 2.400.000. Lo studio sul Family Business, muove dalla considerazione che  l’incidenza delle imprese di famiglia sul PIL totale delle imprese, equivalente a circa il 22,5 del PIL, può essere stimata con una percentuale vicina al 70%; le Family Business si rivelano così un potenziale di ricchezza economico estremamente significativo.

E’ fondamentale comprendere a fondo le dinamiche del Family Business, i suoi punti di forza e le sue criticità, in vista della continuità nel tempo del business familiare, tramandandolo di generazione in generazione. Da queste riflessioni il Seminario “La giornata del Family Business” trova la propria “raison d’être” e si crea il sodalizio tra l’Associazione CERIF e i professionisti d’impresa, con l’ODCEC in prima linea.

Il Prof. Claudio Devecchi, accompagnato nel Seminario da imprenditori ed esperti d’eccezione, ha condotto i partecipanti  in un affascinante percorso (in)formativo, volto alla scoperta delle dinamiche e delle peculiarità che caratterizzano le imprese di famiglia, un patrimonio da valorizzare, difendere e coltivare di generazione in generazione, impegnandosi a  superare con successo la grande sfida del passaggio generazionale

L’Osservatorio sulle imprese di famiglia – CERIF -, come il Direttore Operativo, Stefano Devecchi Bellini, ha illustrato alla platea: “dal 2005 a questa parte, si occupa di osservare, studiare e supportare le imprese di famiglia, in particolare di piccole e medie dimensioni e quindi il 90% del totale delle imprese attive. CERIF fa della ricerca la punta di diamante della propria attività e genera continuamente conoscenza innovativa da condividere con imprenditori, professionisti ed accademici in occasione di attività di formazione, come “La giornata del Family Business”.

Nel corso del Seminario “La giornata del Family Business”, grazie a Luciano Gittardi, portatore di una consolidata esperienza come consulente presso aziende di famiglia, e al General Manager Operations del Gruppo Zucchetti, Antonio Grioli, ci si è soffermati sulle problematiche e le opportunità che l’inserimento del manager porta con sé. Nel momento in cui il fondatore, o la generazione successiva, comprende di non riuscire più a presidiare il business è costretto a operare una completa revisione della propria struttura di vertice e inserire un manager esterno, capace di comprendere e gestire un maggior numero di informazioni, meccanismi di controllo interno sofisticati e, altrettanto complessi, strumenti di budgeting e reporting.

Come ha spiegato la Prof.ssa Fabiana Gatti, “Famiglia” e “Impresa di famiglia” sono due sistemi, legati da una dipendenza vicendevole, e tali che ogni modifica in uno di essi causa inevitabilmente il cambiamento dell’altro. Occorre osservare e approfondire le dinamiche che si sviluppano in seno all’impresa di famiglia, soprattutto laddove si stia pianificando o realizzando un passaggio generazionale o l’inserimento di un manager esterno alla famiglia, al fine di sviluppare uno shared dream, ossia un sogno condiviso sul Family Business, dove la divergenza non solo è accettabile ma addirittura va ricercata.

Nell’impresa di famiglia Berto Salotti il divario generazionale si è dimostrato una fonte di nuove opportunità e l’esperienza di successo illustrata dal suo Amministratore Delegato, Filippo Berto, nel corso del Seminario, ha messo in evidenza come le differenze, legate al divario generazionale, non sono state concepite come una “patologia tout court” da eliminare, bensì come un’opportunità da cogliere grazie all’introduzione del web e del digital marketing.                  

I partecipanti del Seminario “La giornata del Family Business” hanno avuto modo di approfondire e capire le potezialità di questa nuova modalità di comunicazione grazie a due cultori della materia: la Digital Strategist Paola Peretti e il Docente di Marketing dell’Università Cattolica Giovanni Covassi.

Alla luce di quanto sopracitato, il passaggio generazionale deve essere dunque trattato, attraverso un approccio olistico, ossia multi disciplinare, considerando tutti gli aspetti su cui influisce, che sono quelli psicologici, economici, legali, fiscali, organizzativi e civilistici. Massimo Lodi di UBI Trustee ha presentato nella sua relazione gli strumenti che possono essere adottati per realizzare un passaggio generazionale efficiente.

Lodi ha puntato i riflettori sull’importanza che riveste la gestione del passaggio generazionale, dato che le imprese che affrontano annualmente il problema sono circa 60.000. Affrontare questo processo significa anche discutere della gestione e dell’utilizzo del patrimonio familiare ed aziendale e nel Seminario ciò è stato fatto con Wolfram Mrowetz, Amministratore Delegato di Alisei SIM.

Un ulteriore approfondimento legato al miglioramento della gestione finanziaria nell’impresa di famiglia è stato condotto da Rossano Ruggeri, Amministratore Delegato di Argos. Nei passaggi generazionali, oltre al business, al patrimonio e alle relazioni da gestire e salvaguardare, subentra, con le suddivisioni ereditarie e le programmazioni successorie, una nuova categoria di asset class, su cui fare attenzione: l’arte. Edoardo Didero, Amministratore Delegato di ArtNetWorth, nel corso del suo intervento ha illuminato gli imprenditori, in possesso di patrimoni artistici di indiscusso valore, e i professionisti, spesso chiamati dai propri clienti per proteggere, e valorizzare beni artistici, su come grazie all’intervento di un attore super partes, è possibile conoscere il valore reale delle opere possedute ed aumentarne il grado di liquidità.

Talvolta passare il testimone o pianificare l’inserimento di un familiare nell’impresa di famiglia, significa mutare il proprio modello di business o ridefinire l’assetto organizzativo dell’impresa.

Nella giornata dedicata al Family Business, tre illustri imprenditori di famiglia, quali Veronica Squinzi, Global Development Director di Mapei, Eugenio Aringhieri, Ceo del Gruppo Dompè, e Giacomo Ponti, Direttore Generale della Family Business Ponti, hanno mostrato come l’internazionalizzazione costituisca, soprattutto per le imprese vocate al Made in Italy, un’occasione di business irrinunciabile, capace di incrementare significativamente il fatturato.

Un caloroso ringraziamento a tutti i relatori e ai partecipanti, che sono stati protagonisti e attori di un momento formativo di grande spessore, volto a valorizzare e a celebrare il Family Business.

ELEMENTI DI CRITICITA’ DELLE FAMILY BUSINESS ANCHE CON RIGUARDO ALLE ESIGENZE DI SOSTENIBILITA’ DEI LORO ASSETTI PROPRIETARI

febbraio 25, 2011

Mercoledì, 23 Febbraio 2011 si è tenuto il convegno “Elementi di criticità delle Family Business anche con riguardo alle esigenze di sostenibilità dei loro assetti proprietari”, presso la Cripta dell’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Il convegno, organizzato dall’Associazione CERIF,  in linea con lo stile della casa si è concentrato sulle problematiche e le opportunità che le Family Business devono percepire, comprendere e gestire per evolvere nel miglior modo.

Il Prof. Claudio Devecchi, Ordinario di Strategia e Politica Aziendale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Amministratore Unico di CERIF e Direttore Scientifico di ASAM, ha aperto i lavori dando il benvenuto agli imprenditori di famiglia e ai professionisti presenti in sala.

A seguire il Dott. Stefano Devecchi Bellini, Direttore Operativo di CERIF, ha portato all’attenzione dei presenti l’Associazione CERIF, che riunisce le imprese di famiglia e si configura come un qualificato punto di riferimento per gli imprenditori e gli operatori di questo settore dell’economia italiana.

La presentazione della freschissima ricerca “Problemi, criticità e prospettive dell’impresa di famiglia” (Dicembre 2010), tenuta dal Prof. Claudio Devecchi, ha suscitato un grandissimo interesse da parte dei presenti, i quali hanno ascoltato attenti, appuntandosi dati e contenuti inediti su cui riflettere.

La ricerca ha messo in luce le criticità che le imprese di famiglia italiane hanno percepito e che si trovano ad affrontare con consapevolezza.

Tra i problemi emersi come maggiormente percepiti: il “Rinnovamento della formula imprenditoriale”, rilevato dal 75% del campione intervistato, la “Gestione della successione e della continuazione”, riscontrato come un problema rilevante per il 50% degli intervistati, la “(Ri)Organizzazione dell’assetto societario”, considerato altamente problematico per l’83% dei partecipanti alla ricerca e il “Rischio sistemico”, che per il 92% degli imprenditori di famiglia è un problema da affrontare.

In particolare il “Rischio sistemico”, percepito come allarmante dal 92% del campione intervistato, rappresenta il rischio correlato all’andamento generale del settore, o del comparto di appartenenza; affrontarlo significa prendere consapevolezza dell’esistenza del problema e svolgere costantemente un monitoraggio dei fattori esterni che influenzano l’impresa.

Un ringraziamento particolare ai relatori presenti, i quali con i loro interventi hanno portato la propria testimonianza di vita aziendale e professionale, che ha permesso ai partecipanti di riflettere e confrontarsi sulle tematiche che quotidianamente si vivono nell’impresa di famiglia.

Un caro ringraziamento al Sig. Giovanni Anzani, Ceo di POLIFORM, alla Dott.ssa Simona Leggeri rappresentante dell’impresa di famiglia LEGGERI e al Dott. Marco Zucconi in rappresentanza della ZUCCONI & C.

E’ stato un convegno ricco di contenuti e anche portavoce di un forte messaggio di incoraggiamento per il futuro delle imprese familiari italiane.

Infatti, in occasione della tavola rotonda “Quale futuro per le imprese familiari italiane?”, è stato possibile, per i presenti in sala, arricchirsi di preziosi consigli al fine di indirizzare al meglio il futuro sviluppo dell’impresa di famiglia.

La tavola rotonda è stata moderata dal brillante Roberto Bonzio, giornalista Reuters e autore del progetto multimediale Italiani di Frontiera, e ha visto la partecipazione dell’imprenditore Dott. Filippo Berto, giovane rappresentante dell’impresa di famiglia BERTO SALOTTI e di professionisti di elevato standing come il Dott. Marco Cravesana, partner di EQUITY & CHALLENGE, e il Dott. Marco Moreschi, Direttore Generale della BANCA CENTROPADANA di CREDITO COOPERATIVO di Lodi.

Un sentito ringraziamento al Prof. Sergio De Angeli, già Ordinario di Economia delle Aziende di Credito presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Senior Consultant CERIF, che ha contributo con impegno e collaborazione alla buona riuscita del convegno.

Grazie agli imprenditori e ai professionisti che hanno assistito al convegno e che entusiasti e orgogliosi di rappresentare la propria impresa di famiglia hanno portato la loro testimonianza aziendale in un’esclusiva intervista.          

          

                                      

Innovativo Seminario: come gestire l’arrivo della nuova generazione in azienda?

maggio 17, 2009

L’associazione CERIF, CEntro di Ricerca sulle Imprese di Famiglia dell’Università Cattolica di Milano è lieta di proporre un evento speciale intitolato l’ “Arrivo della Nuova Generazione. L’impatto sulle persone e sul business.”

Sarà possibile partecipare a questo speciale corso che si terrà nell’ Autunno 2009, ancora in data da definirsi, presso l’agriturismo “La Tavola Rotonda” a Cortemaggiore (PC); una full immersion di tre giorni organizzata per favorire un’analisi approfondita della propria impresa, esaminare il tema delicato della gestione del passaggio generazionale ed offrire soluzioni a questo complesso processo familiare in un ambiente suggestivo.

Il corso è rivolto agli imprenditori delle imprese familiari italiane e ai rappresentanti della nuova generazione (figli/e, nipoti, stretti collaboratori non familiari), in coppia.

Sarà presente il Prof. Claudio Devecchi, prof. ord. di Programmazione e Controllo (Università Cattolica di Milano) nonché Amministratore Unico di CERIF, il dott. Massimo Lodi Responsabile del servizio di Family Business UBI Banca Scarl, il dott. Ferruccio Cicogna Direttore Divisione Imprese ASAM, il dott. Giuseppe Arcamone Responsabile Formazione ASAM, la dott.ssa Evi Crotti psicologa e grafologa e il dott. Alberto Magni medico e grafologo dello Studio Crotti-Magni.

L’università incontra le imprese

novembre 12, 2008

Cari amici,

siete tutti invitati il giorno 21 novembre p.v. all’evento che l’Associazione CERIF, insieme alla Città di Meda e ad APA Confartigianato di Milano (Sezione Giovani) sta organizzando presso il Centro di Formazione Professionale “G. Terragni”, in Via Tre Venezie, 63 a Meda (MI).

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La registrazione inizierà alle ore 18:00 (fino alle 18:30) e la serata si concluderà alle 20:30 con un buffet offerto dalla BCC Barlassina.

L’evento sarà patrocinato dalla Regione Lombardia (Assessorato Artigianato e Servizi) e dalla Provincia di Milano (Progetto Monza Brianza)

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… i soggetti che scenderanno in campo sono numerosi e tutti di primo piano, quindi si prospetta una serata interessante! Noi almeno ci siamo dati da fare per raggiungere tale obiettivo.

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Vi aspettiamo numerosi!

Scarica la brochure

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Convegno sul passaggio generazionale. Cronaca in diretta.

maggio 29, 2008

Milano, 29 maggio, ore 14:12.

Negli splendidi locali della cripta aula magna dell’Università Cattolica sta per iniziare il convegno:

DI PADRE IN FIGLIO – Il passaggio generazionale dell’azienda tra desiderio e responsabilità.

Pubblichiamo, man mano che hanno luogo, gli interventi dei vari relatori.

*

Primo intervento: la presentazione, a cura del prof. Devecchi, dell’associazione Cerif e della commissione “Generazione protetta”.

Evitiamo di cadere nella trappola del “banale” – dice il professore – e lasciamo spazio agli interventi. Solo una sintesi di come nasce l’inziativa.

Un po’ di mesi fa con Massimo Lodi ci siamo detti:

Perché non fare una squadra dedicata al passaggio generazionale, qualcosa che impegna 50-60mila imprenditori in un processo che durerà almeno 5 anni?

Gli imprenditori che avevano 20-25 anni negli anni 50, anni del boom, sono oggi nell’età di passare il testimone ai figli (o non passarlo).

Un problema ricorsivo, che si ripresenterà in forma analoga tra 50 anni.

Abbiamo poi coinvolto Matteo Zanaboni, il quale ha suggerito di portare il tema anche all’attenzione dei manager.

Di qui il coinvolgimento di Augusto Cicogna, amministratore delegato per 19 anni del gruppo Ernesto Pellegrini, interessante caso di family business nazionale.

E’ nato quindi un proficuo rapporto con “compagni di viaggio” imprenditori che ci hanno arricchito, umanamente e professionalmente.

E arriviamo all’incontro di oggi, a portare alla vostra attenzione i risultati di questa attività.

I miei colleghi hanno fatto un esame di una decina di strumenti, a disposizione dell’imprenditore, affinché il passaggio generazionale non sia un fenomeno che si osserva, ma un processo che si gestisce.

Una delle dimensioni più rilevanti in tutto questo è che l’assistenza all’imprenditore abbia un lato psicologico.

Perché questo?
Perché l’imprenditore ha dei timori.

Noi oggi vorremmo presentarvi i nostri sforzi perché l’incremento del sapere tecnico si accompagni a quello psicologico.

Quali sono, quindi, i 3 punti di riflessione che proporremo?

1° punto.
Abbandoniamo l’improvvisazione.
Non facciamo quelli che “inventano le soluzioni”, perché vedrete che c’è un impalcatura metodologica strutturata e importante.

2° punto.
Sì a un coordinamento, alla costruzione di un network al servizio dell’imporenditore.
E’ difficile che il singolo abbia tutte le competenze… l’invito è di fare network, per poter ricorrere di volta in volta a uno specialista di un certo settore.

3° punto.
Avere personale dedicato, non solo come financial planner ma con competenze diffuse. Ciò costituirà un vantaggio competitivo.

*

La parola passa ora a Massimo Lodi (Presidente Commissione Tecnica Permanente “Generazione Protetta” Asam Ubi Banca) che presenta le linee guida del convegno.

Alcuni dati:
Solo il 33% delle aziende supera il passaggio generazionale.
il 53% degli imprenditori ha più di 60 anni.
Il 67% delle aziende non supera il passaggio.

La nostra domanda è stata quindi:

Come facciamo a ridurre questo preoccupante dato, al di là del valore professionale delle nuove generazioni?

L’inquadramento dello strumento ideale ha comportato un’analisi dei fattori critici di un passaggio generazionale vincente.

Il concetto che è emerso è che il passaggio generazionale deve tener presente tutti questi elementi:

- economico
- organizzativo
- legale
- civilistico
- fiscale

e, trasversale a tutti:

- psicologico

Senza voler fare “la psicanalisi dell’imprenditore”, abbiamo realizzato che l’adozione degli strumenti tecnici corretti va sempre mediata atttraverso un filtro psicologico, e qui ringrazio il team di psicologi che ha lavorato con noi, perché è risultato fondamentale.

Ma cosa vuol dire parlare di passaggio generazionale?

In realtà, poco.

Quindi abbiamo identificato 4 aree di criticità, e non è detto che si applichino tutte (possono verificarsene anche solo 1 o 2 ad esempio).

Le 4 aree corrispondono anche ai 4 temi principali del convegno di oggi.

1
Come scegliere l’erede

2
Prevenire le liti è possibile?

3
Le nuove forme del benessere

4
Le nuove regole del gioco

Vediamo quindi le determinanti psicologiche chiave.

Uno degli esempi classici è la confusione tra il ruolo di padre e quello di imprenditore.
Quanti organigrammi abbiamo visto sovrapporsi con le figure familiari?
Figli amministratori delegati non considerati perché il padre è ancora in azienda?
Ovvio che ci vuole tranquillità e comprensione del meccanismo.
Altrimenti si ottengono risultati non desiderati.
L’importante è la consapevolezza della scelta.

Dopo di che abbiamo identificato gli strumenti, che abbiamo sistematizzato così:

- definizione dello strumento
- quali problemi aiuta a risolvere?
- come funziona
- quando utilizzarlo
- requisiti e grado di complessità
- vantaggi
- tempistiche
- cosa può comportare non realizzarlo
- complemetarietà con altri strumenti
- costi
- implicazioni psicologiche
- implicazioni fiscali

*

La parola al team degli psicologi, prof. Cristina Castelli e prof. Diego Boerchi.

Professoressa Castelli:

Lo sviluppo che si attua durante l’intera vita porta molte sfide, una delle quali è “dare significato alla propria esistenza” e questo riguarda anche le età senior, di cui stiamo parlando qui.

La questione “senior” è dell’imprenditore come di tutti gli altri: ansie, compiti e responsabilità sono di tutte le persone della terza età; però è proprio di questa età anche la possibilità di vivere con particolare pienezza, grazie alle risorse e alle esperienze vissute.

In questo momento gli over 60 sono il 23%, ma tra 50 anni saranno la metà della popolazione.

Molti senior hanno capacità di spesa e buona salute (anche se hanno bisogno di servizi), inoltre incidono sulle scelte politiche, come abbiamo visto di recente, in occasione delle elezioni, quando si è acceso un forte dibattito sull’età media dei politici, sempre piuttosto avanzata.

Tutto ciò richiede investimenti e soluzioni creative, per il benessere psicologico di questa crescente fascia di popolazione.

Tali soluzioni possono essere anche utili all’imprenditore che lascia l’azienda, se sono alternative intelligenti nei mondi della cultura, dello sport, del sociale.

Va notato che i senior possono e desiderano essere di aiuto agli altri, per poter invecchiare con successo, presenti nella vita sociale con esperienze e gratificazioni, pur dosando forze e capcità, e ridefinendo i propri obiettivi di vita.

Significativa la possibilità di donare, far del bene, che – basato sulle esperienze imprenditoriali precedenti – può dare buoni frutti nonché gradite soddisfazioni.

I compiti dei senior:

- riconoscere i propri limiti
- far leva sui propri aspetti positivi, esperienza
- sentirsi ancora in grado di cambiare
- orientarsi verso una nuova era della propria vita

In connessione alla tematica di oggi, abbiamo visto perché le previste “soluzioni tecniche” incontrano spesso resistenze.

Il contributo della psicologia sta nell’indicare che l’individuo non sempre agisce secondo logica, ma predilige a volte un aspetto emotivo, che pure esiste, mi riferisco a quella intelligenza del cuore che ha una sua importanza, nel convegno di oggi.

Abbiamo individuato 4 aree, che il dott. Boerchi ora vi illustrerà.

*

Professor Diego Boerchi:

Le 4 aree sono timori, ma anche altro: atteggiamenti sbagliati o non funzionali.

Vediamo, per ogni area, gli elementi conflittuali/ansiogeni.

1
Le nuove fonti del benessere

- il conflitto tra approcci operativi diversi
- difficoltà a considerare l’azienda come uno strumento
- il timore degli investimenti sbagliati
- paura di perdere il possesso
- incapacità di accettare nuovi modelli gestionali
- difficoltà di affrontare il proprio sistemna di valori

2
La scelta dell’erede

- confusione di ruoli: padre o imprenditore?
- impossibile clonazione dell’imprenditore
- confronto schiacciante imprenditore-superman/eredi-normali
- difficile formazione eredi
- impazienza degli eredi
- genere sbagliato (effetto “tetto di cristallo”, metafora che indica la difficoltà delle donne ad assumere la responsbailità)

3
Prevenzione delle liti

- non abitudine al compromesso
- difficoltà a confrontarsi con gli altri
- impazienza dei figli
- il proprio sistema di valori
- conflitti tra i sistemi “impresa” e “famiglia”

4
Le nuove regole del gioco

- paura della perdita di identità personale
- paura della perdità di identità sociale
- paura della morte

Consideriamo questo come l’inizio di una ricerca, da continuare a sviluppare e implementare, anche al fine di affiancare chi opererà da consulente su tali problematiche.

Massimo Lodi:

Il lavoro non ha lo scopo di psicanalizzare l’imprenditore, ma il team di psicologi è stato fondamentale per discriminare anche alcuni strumenti metodologici.

Nel momento del passaggio generazionale, io imprenditore devo confrontarmi con una domanda fondamentalmente scomoda:

Cos’è più importante, la mia azienda o la mia famiglia?

In pubblico, tutti dicono “famiglia”, in privato, non è così scontato.

Vedremo meglio questo negli interventi che seguiranno.

*

La dottoressa Stefania Tomasini (Studio Severgnini) parla della scelta dell’erede.

Il rapporto generativo tra l’imprenditore e la sua impresa crea un legame unico e straordinariamente ricco, la cui natura fa sì che il sinfgolo non abbia, di fatto, le capacità di designarzione dell’erede.

I dati ci dicono che i passaggi generazionali determinano un alto tasso di mortalità dell’impresa, cosa che spesso, purtroppo, è accompagnata anche dal dissesto della famiglia.

Gli approcci possono essere diversi, alcuni strumenti esistenti sono molto utili, però dipende dall’imprenditore:

- pianificare il passaggio
- stimolare l’interesse dei figli verso l’azienda fin da prima del termine degli studi
- accettare la consapevolezza di non poter essee clonato, cosa che può essere positiva perché permette all’erede di mettere la sua, di impronta
- superare i pregiudizi verso il genere femminile

Questi sono alcuni motivi per cui la scelta dell’erede è importante, ma per dare strumenti in base alle criticità abbiamo individuato 2 tipi di famiglia e 2 di impresa.

famiglia classica
famiglia dinastica

azienda piccola
azienda grande

Per ognuna di esse, criticità e strumenti, considerando che c’è spesso corrispondenza tra
famiglia classica-azienda piccola
e tra
famiglia dinastica- azienda grande.

Spunti per l’azienda piccola:

- separare usufrutto e nuda proprietà
- scegliere eredi specifici per affari specifici, senza quindi mettere a repentaglio l’andamento dell’intera azienda
- l’esclusione di alcuni eredi può minare la credibilità dell’azienda e l’armonia familiare, quindi è opportuno considerare anche gli eredi “non scelti” (l’ordinamento attuale consente di inserire anch’essi in alcuni orgnai sociali, senza quindi escluderlo totalmente)
- in caso di necessità di compensare subito economicamente gli eredi esclusi dal passaggio generazionale, anche questo è previsto dal patto di famiglia

Spunti per famiglia con più nuclei, dove si moltiplicano gli interessi e le complessità:

- a volte qui si rendono necessarie scelte più drastiche
- i patti sono un insieme di regole scritte, condivise da tutti i componenti (regole etiche e pratiche) e separazione molto netta tra proprietà e destinatari dei benefici

Spunti per aziende grandi:

- le operazioni di private equity, abbastanza nuove ma molto utilizzate ultimamente, permettono di risolvere il problema di non avere una generazione pronta, e quindi permettono l’entrata in azienda di manager
- …

*

Avvocato Giampaolo Naronte (Studio legale Lega Colucci e Associati) sul tema “Prevenire le liti, è possibile?”:

Perché nascono gli attriti?

Non tanto perché il padre non voglia lasciare l’azienda (sarebbe riduttivo sostenerlo) ma perchè i figli vogliono modificare l’impostazione dell’azienda.

Inoltre c’è il problema di gestire l’azienda e la famiglia insieme.

A questo punto, come ha detto il dott. Lodi, il problema è: privilegiamo il futuro dell’azienda o la tutela della famiglia? Anche qui, spesso si cerca di far prevalere l’azienda perché l’imprenditore ha impegnato tutte le sue forze e si immedesima con essa.

Almeno questa sembra essere la tendenza.

La stessa legge tratta diversamente la problematica, a seconda che il passaggio generazionale venga gestito con salvaguardia prevalente verso l’azienda o verso la famglia.

Nell’ambito che focalizza l’aspetto aziendale, l’aspetto familiare passa in secondo piano.
La ratio di questi strumenti, in questi caso, è un effetto segregativo del patrimonio, in modo che i beni non vengano a risentire delle dinamiche familiari.

Concludo affermando che prevenire le liti è auspicabile, anche perché:

- se ci sono delle controversie giudiziarie l’azienda stessa perde di appeal agli occhi dei terzi con cui viene in contatto
- quando ci si rende conto che la controversia richiederà anni, ci si siede sempre a un tavolo e si risolve; peccato che nel frattempo si siano persi tempo e denaro
- è molto difficile che le liti portino a vittoria totale, perché tutti gli eredi hanno diritto a “qualcosa”
- la legge mette a disposizione molti strumenti per prevenire le liti, non disperdere i patrimoni aziendali e non esautorare i figli dall’avere un ruolo

*

Andrea Angelelli (Aletti Private Equity SGR) parla delle Nuove forme del benessere:

Il punto di vista mio quindi è quello di chi vive la problematicità quotidiana del passaggio generazionale da parte di chi investe in società non quotate, spesso – appunto – family business.

Il mio angolo di visione su questi temi, quindi, non è quello di chi ha un mandato fiduciario dell’imprenditore, perché io spesso sono in posizione di controparte.

In altre parole, finché non diveniamo soci, i nostri interessi e quelli degli imprenditori non sono allineati.

Partiamo dalle criticità, che per noi sono comuni con quelle degli altri interventi:

- patrimonio personale e aziendale sovrapposti
- resistenza culturale all’ingresso di nuovi azionisti
- processi aziendali non istituzionalizzati (legati a consuetudini)

L’imprenditore è spesso legato al territorio a filo doppio attraverso l’azienda.

Quando la figura dell’imprenditore fa un passo indietro, questo rapporto territorio-imprenditore diventa un ostacolo all’evoluzione dell’azienda.

Come anche la presenza di figure interne all’azienda che, in passato, sono stati fattori di successo e non riescono ad inserirsi nei processi evolutivi.

Soluzioni:

- scissioni delle attività non strumentali dall’attività aziendale
- cessione di parte delle quote o azioni a terzi (alternative: maggioranza/minoranza a socio industriale/finanziario, spesso non è altro che una situazione di passaggio morbido, quando l’obiettivo è già dall’inizio quello della cessione totale; nel caso del socio finanziario la conduzione dell’azienda può rimanere nelle mani dell’imprenditore)

I possibili strumenti regolamentativi della cessione di quote o azioni a terzi:

- patti parasociali
- differenziazione classi di azioni
- normative statutarie
- mandati fiduciari o trust

Possibili soluzioni al timore che l’azienda non sopravviva alla successione:

- managerializzazione (manager esterni o interni, oppure eredi; nella sostanza non cambia, se alla base c’è l’introduzione della cultura meritocratica, solitamente non presente nelle aziende imprenditoriali)

I vantaggi di un investitore istituzionale nell’ambito della managerizzazione:

- corporate governance definita
- allineamento degli interessi
- migliori possibilità di inserimento nuovi manager (l’investitore esterno fa sentire più garantiti i manager)
- …

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Alberto Musy (Studio legale Agnoli Bernardi Associati): Le nuove regole del gioco, ovvero come consentire all’imprenditore uscente di mantenere la tranquillità economica, indipendentemente dall’esito degli andamenti ‘aziendali dopo il passaggio.

Parola chiave: successione.

Questo implica una riflessione sui due modelli attualmente in discussione:
- il diritto napoleonico, che prevede il diritto inviolabile del passaggio del patrimonio all’interno della famiglia (successione legittima);
- il diritto in chiave anglosassone, che permette la creazione di regole ad hoc per ogni singola successione.

E’ quindi opportuno un ripensamento su queste regole, perchè ci sono sia le successioni “normali”, comuni, sia quelle estremamente complesse, in cui le regole stringenti della successione legittima costituiscono più un problema che altro.

L’inquadramento va quindi fatto all’interno di questa dicotomia.

Altra considerazone chiave è quella che riguarda la successione nel capitale umano, fonte di paure di vario tipo.

L’inesauribile forza dell’umanità che è la necessità dell’uomo di lasciare traccia di se stessi, è intrinseca alla natura umana e afferisce quindi anche ai temi del passaggio generazionale.

Nella mia esperienza ho individuato soprattutto 2 strumenti, il trust e la cosituzione familiare.

Veidamo perché questi 2 strumenti possono garantire la successione.

Il trust, legalmente, fa i conti con problemi di scontro conflittuale di cui si è detto, ed è un testamento di lunga durata.

Eppure il trust non va a colmare quelle due paure dell’imprenditore uscente – che sono la paura di non contar più nulla e la paura di morire – che invece vengono meglio regolate dalla visione anglosassone con la costituzione familiare.

Si tratta di un patto fra generazioni, che permette di fare un progetto, e con questa “scusa” dà all’imprenditore un nuovo ruolo e nuovi scopi esistenziali, siano essi quello ddi fare il “presidente del consiglio di famiglia” o quello di nominare gli organi direttivi ecc ecc.

Sono attività che ho visto dare pienezza all’esistenza di molti imprenditori, attraverso i nuovi interessi che queste pratiche fanno sorgere.

Riflessione finale: la complessità della parola “successione” rende necessario ricorrere a meccanismi complessi, ma che soddisfano la complessità.

Tali meccanismi sono compresi di più da chi ha in sè la humanitas, la ricchezza interiore necessaria per capire la complessità, ed anche il professionista coinvolto deve saper affiancare queste figure aiutandole nel raggiungimento di un obiettivo complicato: quello di lasciare traccia di sè.

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Laura Paganini (Ser-Fid Italiana) sugli aspetti fiscali.

Parlando di passaggio generazionale, tutti i fattori contano, ma – a seconda dei casi – pesano in modo diverso.

Il risultato è lo scenario in cui ci muoviamo, in cui ogni realtà è diversa.

Io che parlo oggi per ultima, riassumo alcuni aspetti.

Le paure con cui ci misuriamo sono quelle primoridiali, la paura di separarci dalle nostre creazioni, quella della morte, sono timori principe dell’esistenza umana.

L’approccio può essere duplice: il lasseiz-faire o l’affronto.

Venendo al punto di vista fiscale, le aziende europee hanno un grosso problema, e la comunità europea ha infatti richiamato l’attenzione dei singoli governi sulle difficoltà di queste transazioni.

Oggi c’è una forte agevolazione nel compiere il passaggio generazionale a livello fiscale.

- Imposte dirette: nessuna tassazione delle plusvalenze, se il ricevente riceve le quote al medesimo valore del donante.
Anche le operazioni straordinarie inerenti al passaggio generazionale non hanno tassazione.

- Imposte indirette: soglia di esenzione per il passaggio ai discendenti, a condizione che il ricevente l’azienda mantenga il controllo aziendale per almeno 5 anni.

- Ipotecarie e catastali: esenti, se nel contesto delle agevolazioni per il passaggio generazionale.

Naturalmente, ogni passaggio generazionale fa storia a sé e non è possibile standardizzare lo scenario fiscale, ma queste indicazioni si applicano comunque nei casi considerati.

*

Il dott. Silvio Santambrogio (TREP – Trepiù spa) porta il caso della sua azienda che ha vissuto diversi e fortunati passaggi generazionali.

Porto la testimonianza di ciò che la mia azienda e la mia persona hanno vissuto nell’ambito del passaggio generazionale.

Posso affermare che quanto detto finora io l’ho vissuto sulla mia pelle.

Passione per il lavoro, intelligenza, concretezza brianzola, aspetti psicologici.
In particolare in questi ultimi mi sono rivisto nelle parole degli psicologi che hanno parlato prima.

Al termine del liceo mio padre mi chiamò e mi chiese cosa volevo fare. Io dissi che volevo studiare, lui mi rispose che – a causa della situazione aziednale – sarebbe stato meglio che entrassi in azienda. Quindi, per prepararmi andai in Inghilterra, anche per imparare l’inglese.
Qui feci l’operaio in una fabbrica di porte, dove potei capire la natura del lavoro, materiali, macchine, tecniche ecc.
Tornato in Italia, nel’azienda di famiglia, inziai dal gradino più basso, la famosa gavetta.
Nell’82 iniziai a frequentare la Federlegno Arredo, grazie alla quale cominciai a capire anche le altre realtà del settore.

Capii poi che con il tipo di prodotto che facevamo non saremmo andati lontano, dovevo creare qualcosa di nuovo.

Incontrai degli architetti, comoinciammo a studiare porte nuove, laccate. Iniziammo a esportare, poi affiancammo alle nostre porte un nome importantissimo che ci qualificò, quello di Porsche Design.

Grazie all’incontro con Antonio Citterio, riuscimmo a creare un sistema di porte che ci permise di ampliare gli orizzonti, e raggiungere gradualmente traguardi molto importanti.

In tutto questo, il valore di mio padre è stata la sua intelligenza.
Mi ha insegnato il valore della cultura e il valore del denaro.

In seguito sono entrati in azienda i miei tre fratelli, in modo molto regolato con un patto di famiglia, che stabiliva regole e mansioni.

Per questo mi sono rivolto a un istituto bancario importante, cui ho raccontato il mio piano industriale e ho realizzato un… leverage buyout “alla brianzola”, con la fiducia che la gestione dell’azienda sarebbe stata in mano a chi ha portato avanti il piano.

Tutto ciò è stato possibile grazie a una mentalità positiva che in Brianza c’è.
Molti amici hanno avuto casi diversi, però la mentalità della passione, della voglia di realizzare un passaggio generazionale intelligente… è comune.

Io ora devo iniziare a pensare alla generazione di mio figlio 21enne, la quinta…

Un consiglio?

Quello che è successo a me è stato: ragionare, parlare, e soprattutto non essere mai soli, fare squadra con il commercialista, le banche di riferimento, parlare e ascoltare…

Nel mio caso una persona in particolare all’interno di una banca mi ha sempre consigliato in modo semplice e concreto.

E infine, tanta psicologia.

*

Gianluca Bisognani (UBI Banca) trae le conclusioni del convegno.

Complimenti a tutti per il livello dell’interessantissimo convegno.

Il mio approccio al passaggio generazionale è organizzativo.
Abbiamo analizzato oggi la complessità del problema.
La domanda che pongo è: chi può aiutare oggi l’imprenditore alle prese con questi temi?

Credo che una banca sufficientemente illuminata e moderna possa essere adeguata per dei motivi semplici.
Intanto riguarda direttamente la gestione della clientela private, la clientela più esigente, attraverso 350 consulenti.
Poi, le imprese non possono essere servite solo tramite prodotti, ma hanno esigenze che richiedono servizi a fronte di complessità crescenti e sfide continuamente in evoluzione.

(Segue l’illustrazione con slides dei metodi della banca per far fronte alle esigenze delle aziende imprenditoriali).

Ore 17:46, fine dei lavori.


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