Archivio per la categoria ‘marketing’

LA GIORNATA DEL FAMILY BUSINESS

settembre 21, 2011

Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, 16 Settembre 2011 – Le imprese di famiglia in Italia costituiscono l’80% del totale delle imprese e si stimano a 2.400.000. Lo studio sul Family Business, muove dalla considerazione che  l’incidenza delle imprese di famiglia sul PIL totale delle imprese, equivalente a circa il 22,5 del PIL, può essere stimata con una percentuale vicina al 70%; le Family Business si rivelano così un potenziale di ricchezza economico estremamente significativo.

E’ fondamentale comprendere a fondo le dinamiche del Family Business, i suoi punti di forza e le sue criticità, in vista della continuità nel tempo del business familiare, tramandandolo di generazione in generazione. Da queste riflessioni il Seminario “La giornata del Family Business” trova la propria “raison d’être” e si crea il sodalizio tra l’Associazione CERIF e i professionisti d’impresa, con l’ODCEC in prima linea.

Il Prof. Claudio Devecchi, accompagnato nel Seminario da imprenditori ed esperti d’eccezione, ha condotto i partecipanti  in un affascinante percorso (in)formativo, volto alla scoperta delle dinamiche e delle peculiarità che caratterizzano le imprese di famiglia, un patrimonio da valorizzare, difendere e coltivare di generazione in generazione, impegnandosi a  superare con successo la grande sfida del passaggio generazionale

L’Osservatorio sulle imprese di famiglia – CERIF -, come il Direttore Operativo, Stefano Devecchi Bellini, ha illustrato alla platea: “dal 2005 a questa parte, si occupa di osservare, studiare e supportare le imprese di famiglia, in particolare di piccole e medie dimensioni e quindi il 90% del totale delle imprese attive. CERIF fa della ricerca la punta di diamante della propria attività e genera continuamente conoscenza innovativa da condividere con imprenditori, professionisti ed accademici in occasione di attività di formazione, come “La giornata del Family Business”.

Nel corso del Seminario “La giornata del Family Business”, grazie a Luciano Gittardi, portatore di una consolidata esperienza come consulente presso aziende di famiglia, e al General Manager Operations del Gruppo Zucchetti, Antonio Grioli, ci si è soffermati sulle problematiche e le opportunità che l’inserimento del manager porta con sé. Nel momento in cui il fondatore, o la generazione successiva, comprende di non riuscire più a presidiare il business è costretto a operare una completa revisione della propria struttura di vertice e inserire un manager esterno, capace di comprendere e gestire un maggior numero di informazioni, meccanismi di controllo interno sofisticati e, altrettanto complessi, strumenti di budgeting e reporting.

Come ha spiegato la Prof.ssa Fabiana Gatti, “Famiglia” e “Impresa di famiglia” sono due sistemi, legati da una dipendenza vicendevole, e tali che ogni modifica in uno di essi causa inevitabilmente il cambiamento dell’altro. Occorre osservare e approfondire le dinamiche che si sviluppano in seno all’impresa di famiglia, soprattutto laddove si stia pianificando o realizzando un passaggio generazionale o l’inserimento di un manager esterno alla famiglia, al fine di sviluppare uno shared dream, ossia un sogno condiviso sul Family Business, dove la divergenza non solo è accettabile ma addirittura va ricercata.

Nell’impresa di famiglia Berto Salotti il divario generazionale si è dimostrato una fonte di nuove opportunità e l’esperienza di successo illustrata dal suo Amministratore Delegato, Filippo Berto, nel corso del Seminario, ha messo in evidenza come le differenze, legate al divario generazionale, non sono state concepite come una “patologia tout court” da eliminare, bensì come un’opportunità da cogliere grazie all’introduzione del web e del digital marketing.                  

I partecipanti del Seminario “La giornata del Family Business” hanno avuto modo di approfondire e capire le potezialità di questa nuova modalità di comunicazione grazie a due cultori della materia: la Digital Strategist Paola Peretti e il Docente di Marketing dell’Università Cattolica Giovanni Covassi.

Alla luce di quanto sopracitato, il passaggio generazionale deve essere dunque trattato, attraverso un approccio olistico, ossia multi disciplinare, considerando tutti gli aspetti su cui influisce, che sono quelli psicologici, economici, legali, fiscali, organizzativi e civilistici. Massimo Lodi di UBI Trustee ha presentato nella sua relazione gli strumenti che possono essere adottati per realizzare un passaggio generazionale efficiente.

Lodi ha puntato i riflettori sull’importanza che riveste la gestione del passaggio generazionale, dato che le imprese che affrontano annualmente il problema sono circa 60.000. Affrontare questo processo significa anche discutere della gestione e dell’utilizzo del patrimonio familiare ed aziendale e nel Seminario ciò è stato fatto con Wolfram Mrowetz, Amministratore Delegato di Alisei SIM.

Un ulteriore approfondimento legato al miglioramento della gestione finanziaria nell’impresa di famiglia è stato condotto da Rossano Ruggeri, Amministratore Delegato di Argos. Nei passaggi generazionali, oltre al business, al patrimonio e alle relazioni da gestire e salvaguardare, subentra, con le suddivisioni ereditarie e le programmazioni successorie, una nuova categoria di asset class, su cui fare attenzione: l’arte. Edoardo Didero, Amministratore Delegato di ArtNetWorth, nel corso del suo intervento ha illuminato gli imprenditori, in possesso di patrimoni artistici di indiscusso valore, e i professionisti, spesso chiamati dai propri clienti per proteggere, e valorizzare beni artistici, su come grazie all’intervento di un attore super partes, è possibile conoscere il valore reale delle opere possedute ed aumentarne il grado di liquidità.

Talvolta passare il testimone o pianificare l’inserimento di un familiare nell’impresa di famiglia, significa mutare il proprio modello di business o ridefinire l’assetto organizzativo dell’impresa.

Nella giornata dedicata al Family Business, tre illustri imprenditori di famiglia, quali Veronica Squinzi, Global Development Director di Mapei, Eugenio Aringhieri, Ceo del Gruppo Dompè, e Giacomo Ponti, Direttore Generale della Family Business Ponti, hanno mostrato come l’internazionalizzazione costituisca, soprattutto per le imprese vocate al Made in Italy, un’occasione di business irrinunciabile, capace di incrementare significativamente il fatturato.

Un caloroso ringraziamento a tutti i relatori e ai partecipanti, che sono stati protagonisti e attori di un momento formativo di grande spessore, volto a valorizzare e a celebrare il Family Business.

Facebook come strumento di Marketing e Comunicazione

dicembre 1, 2010

La diffusione di Fb coinvolge tutti:studenti,manager,casalinghe cioè chiunque voglia comunicare con gli altri o fare nuove amicizie. Con questa premessa di esigenza di comunicare si può con una facile associazione di idee pensare che anche le aziende possano entrare a far parte di questo social network,e utilizzarne al meglio le potenzialità per il loro business. Oggi gli addetti delle unità di Marketing e Cominicazione creano infatti profili su Fb in modo che i propri clienti possano essere sempre informati su ciò che gira intorno alla marca amata. C’è l’azienda che si crea un semplice profilo o un gruppo,c’è quella invece che si crea una fanpage. Quest’ultima soluzione è quella,a mio parere, consigliabile e deve contenere non solo news aziendali ma contenuti dedicati ai fan dell’azienda,in modo da creare in questi un coinvolgiamo magari tramite sondaggi,progetti anche giochi,perché ricordiamolo anche pensando agli spot in televisione, l’attività di promozione deve divertire. Lo strumento Facebook è comunque in continua evoluzione e i suoi utilizzi si moltiplicano di giorno in giorno quindi come sempre la fantasia e l’intraprendenza premiano.

ASAM e CERIF SI INTERNAZIONALIZZANO

novembre 4, 2009

Dal mese di Settembre ASAM e CERIF possono offrire ai propri Associati un nuovo
prezioso servizio e l’assistenza qualificata che lo stesso richiede:
“FARE BUSINESS ALL’ESTERO”
L’idea nasce dalla constatazione che non tutte le Aziende sono organizzate o possono organizzarsi per “aggredire” con efficacia tutti i mercati esteri,vuoi per mancanza di risorse, vuoi di competenze specifiche per i singoli mercati ove intendessero attivarsi.

In particolare offriamo il supporto per i seguenti mercati:
- Russia

- Repubblica Slovacca, Repubblica Ceca e Slovenia

-Norvegia e i paesi scandinavi
Per fare cio’ si dota di nuove competenze tramite nuove persone qualificate, provenienti dal mondo del business e universitario, ciascuna specializzata per singola regione.

 

SERVIZI OFFERTI:

SERVIZI “FARE BUSINESS ALL’ESTERO”:

ASAM e il suo staff offre il supporto alle imprese associate nel processo di internazionalizzazione verso i seguenti paesi:

- Repubblica Slovacca, Repubblica Ceca e Slovenia;

-Russia;

-Norvegia

e in particolare offre i seguenti servizi:

1.Analisi dello scenario sociale, culturale e politico del paese.

2.Analisi dello scenario di business del paese:

- la valutazione del  posizionamento delle aziende concorrenti  sul mercato di un determinato paese;

-sostegno nella valutazione delle possibilità di successo dell’eventuale prodotto/servizio che si vuole proporre sul nuovo mercato;

- la definizione dell’eventuale posizionamento sul mercato e del target clienti che si vuole   servire.

3.Supporto nelle trattative:

-stabilire  contatti con gli eventuali  importatori /distributori a cui affidare la vendita dei propri prodotti  che vengono selezionati  secondo aspettative ed esigenze dell’impresa;

- servizi dell’interpretariato e la preparazione di tutta la documentazione nella lingua del paese relativa alla presentazione dell’azienda, dei suoi prodotti e dell’eventuali condizioni da proporre al potenziale importatore/distributore;

4.Servizi di accoglienza nel paese: 

-organizzazione piano incontri/visite, supporto nell’ottenimento del visto, acquisto biglietti, prenotazione albergo e informazioni relativi ai centri ricreativi (ristoranti, locali, centri benessere etc)  

5.Il supporto nel raccoglimento delle informazioni riguardo le seguenti normative:

-di importazione;

-di certificazione dei prodotti necessaria per poter operare sul nuovo mercato.

5.Contatti con le istituzioni competenti del territorio

6.Altri servizi secondo le esigenze dell’impresa

Basilea 2 e i beni intangibili: minaccia o opportunità?

ottobre 5, 2009

Vorrei portare una riflessione la più oggettiva possibile in quanto mai come in questi mesi molti hanno scritto e detto “cose” false su Basilea2 verosimilmente pro domo loro.  Innanzitutto è bene che gli imprendi-tori/trici si ricordino sempre che la banca dà massima importanza alla così detta analisi andamentale. Tale analisi fa riferimento sia alla storia reputazionale dell’azienda familiare (nessun protesto, nessun assegno scoperto, nessun ritardo di pagamento di rate mutuo et similia) che al modo con cui l’affidata o l’affidanda si relaziona con la banca. La relazione, e qui ci avviciniamo a quanto mi sta a cuore, deve essere la più trasparente e sincera possibile. L’onestà è un valore per la banca.  Qualcuno scherzosamente afferma che la banca assomiglia a un fiammifero: la freghi una volta sola….e forse c’è una punta (o molto di più) di vero.

Ebbene in questa relazione virtuosa l’imprenditore non deve mai dimenticare che Basilea2 chiede che la banca presti attenzione non solamante a ciò che c’è di tangibile (nel bilancio): attività a breve e a medio lungo termine (crediti verso clienti, cambiali attive, cassa e banca, immobilizzazioni tecniche nette, ecc.) e passività correnti e a medio lungo termine MA ANCHE CIO’ CHE C’E’ DI INTANGIBILE, è infatti scritto neigli oltre 700 paragrafi del documento originale: “elementi qualitativi”.  Ecco è proprio in quest’area che l’imprenditore deve investire in conoscenze.

Non le conoscenze usuali che fanno riferimento alle cose intangibili che sono rappresentate formalmente in bilancio (marchi, brevetti e avviamento) ma ciò CHE STA FUORI DAL BILANCIO MA DENTRO L’AZIENDA FAMILIARE.

Mi riferisco ai beni immateriali, in senso lato e non contabili che però hanno un valore e talvolta ben superiore alla somma di quelli iscritti tra le attività del bilancio. In un recente Convegno tenuto nel mese di giugno presso l’Università degli Studi di Brescia intitolato ” Innovazione e Società”, ho avuto modo di spiegare perchè gli intangibili hanno valore e quali sono gli intangibili che possono essere tradotti in valore per la banca.  Chi volesse avere il testo o i lucidi di questa relazione mi scriva via mail; qui intendo solamente proporre un elenco che pare essere abbastanza originale degli elementi che compongono la numerosa famiglia degli incentivi in modo che l’imprenditore ne prenda atto e spunto per meglio dialogare con la sua banca.  Ecco gli elementi che ho trovato in letteratura e sul campo:

1. contesto concorrenziale; 2. prospettive di settore; 3. livello di competizione (fattori di successo) dell’azienda; 4. andamento della domanda; 5. soddisfazione clienti; 6. sistemi di controllo di gestione (economica e finanziaria); 7. piani e budget aziendali (attendibilità del dato inserito); 8. storia e tradizione aziendale; 9. organizzazione e sistemi gestionali; 10. posizionamento competitivo; 11. innovazione, qualità/quantità degli investimenti in R&S; 12. informazioni commerciali circa eventuali eventi pregiudizievoli; 13. indagini di mercato (proiezioni dom./off. di settore e area geograf., tassi inflazione,livelli occupazionali e costi salariali, ecc.); 14. governance; 15. profilo gestionale; 16. posizionamento strategico; 17. rischi; 18. storia e tradizione aziendale; 19. visione strategica e le capacità manageriali; 20. vantaggio competitivo e l’evoluzione del settore economico di riferimento; 21. struttura aziendale e la gestione delle risorse umane; 22. grado di innovatività dell’impresa e del prodotto; 23. rispetto delle principali normative del settore di riferimento (ambiente, sicurezza, ecc.); 24. dislocazione geografica; 25. settore di appartenenza; 26. qualità del management; 27. struttura proprietaria; 28. appartenenza a gruppi; 29. know how aziendale; 30. piani di espansione; 31. quota di mercato; 32 strategie commerciali; 33. capacità di innovare; 34. competenze; 35. know how delle persone; 36. immagine sul mercato; 37. patrimonio relazionale con mercato e clienti; 38. relationships; 39. knowledge; 40. leadership e communication; 41. culture and values; 42. reputation and trust; 43. skills and competencies; 44. processes and systems; 45. grado di diversificazione.

Sono perfettamente consapevole che l’argomento susciterà molte perplessità in certuni ma le ricerche che ho condotto presso non pochi istituti di credito mi fanno ritenere che i bancari stanno (anche se faticosamente) costruendo una loro cultura sugli intangibili quali elementi per meglio valutare il merito creditizio.

Una stima fatta da Centuria-Romagna Innovazione Tecnologia, afferma che “sul valore di mercato di un’azienda il 28% dell’attivo è rappresentato da attività tangibili, il 72% da tecnologia, competenze, strategia, reputazione, organizzazione; così –simmetricamente- il 28% del passivo visibile è dato da debito e patrimonio netto, il rimanente 72% da capitale intellettuale invisibile. Questa è la base per costruire la c.d. “teoria dell’iceberg”.

Allora, e concludo, se pensiamo che il valore economico degli intangibili è 3/4 volte il totale delle attività in bilancio capiamo l’enorme spazio che soprattutto le imprese familiari hanno nel chiedere fiducia (cioè fido, cioè soldi) alle banche.

Innovativo Seminario: come gestire l’arrivo della nuova generazione in azienda?

maggio 17, 2009

L’associazione CERIF, CEntro di Ricerca sulle Imprese di Famiglia dell’Università Cattolica di Milano è lieta di proporre un evento speciale intitolato l’ “Arrivo della Nuova Generazione. L’impatto sulle persone e sul business.”

Sarà possibile partecipare a questo speciale corso che si terrà nell’ Autunno 2009, ancora in data da definirsi, presso l’agriturismo “La Tavola Rotonda” a Cortemaggiore (PC); una full immersion di tre giorni organizzata per favorire un’analisi approfondita della propria impresa, esaminare il tema delicato della gestione del passaggio generazionale ed offrire soluzioni a questo complesso processo familiare in un ambiente suggestivo.

Il corso è rivolto agli imprenditori delle imprese familiari italiane e ai rappresentanti della nuova generazione (figli/e, nipoti, stretti collaboratori non familiari), in coppia.

Sarà presente il Prof. Claudio Devecchi, prof. ord. di Programmazione e Controllo (Università Cattolica di Milano) nonché Amministratore Unico di CERIF, il dott. Massimo Lodi Responsabile del servizio di Family Business UBI Banca Scarl, il dott. Ferruccio Cicogna Direttore Divisione Imprese ASAM, il dott. Giuseppe Arcamone Responsabile Formazione ASAM, la dott.ssa Evi Crotti psicologa e grafologa e il dott. Alberto Magni medico e grafologo dello Studio Crotti-Magni.

Stasera (martedì) su Telelombardia, ore 23, Sergio Luciano introduce e conduce il dibattito sulle Family Business italiane.

maggio 6, 2008

Il professor Claudio Devecchi sarà ospite, questa sera, della trasmissione di Telelombardia dedicata alle aziende familiari.

Altri ospiti: Giorgio D’Amore, presidente dei giovani industriali Assolombarda e Giuseppe Vivace, segretario della Cna lombarda.

Intervista a Matteo Zanaboni di Asam: si parla anche di noi.

aprile 19, 2008

“E se le PMI votassero il 13 aprile 2008….”

aprile 10, 2008

Oltre il 70% delle PMI italiane reputa la classe politica italiana non adeguata nell’affrontare concretamente e con tempestività i problemi dello sviluppo del nostro Paese.

Apprezzamento sull’introduzione della flessibilità del lavoro.

Delusione sulle infrastrutture.

Ritardi preoccupanti su formazione, snellimento burocratico, energia, sgravi fiscali finalizzati alla competitività.

Questo, in sintesi, quanto emerge da una inchiesta campionaria realizzata dal 25 febbraio al 25 marzo 2008 su di un campione rappresentativo a livello nazionale di circa 1.200 imprese, di cui sono stati interpellati direttamente gli imprenditori.

ASAM – Associazione per gli Studi Aziendali e Manageriali – Università Cattolica di Milano ha reso noti i risultati dell’indagine campionaria che ha visto le PMI italiane esprimere un giudizio sull’operato della classe dirigente politica del Nostro Paese nell’ultimo quinquennio, alla vigilia del prossimo appuntamento elettorale.

L’indagine – basata su di un questionario articolato in 10 quesiti concernenti alcuni dei temi chiave della competitività per un campione nazionale rappresentativo di 1.200 PMI con un fatturato da 20 a 400 milioni di euro – ha evidenziato una sfiducia molto pronunciata dell’imprenditoria italiana (80% delle imprese dislocate nel Nord Ovest, 85% delle imprese del Nord Est, 75% delle imprese del Centro e 70% delle imprese del Sud) nei confronti della politica, ritenuta incapace di affrontare concretamente e con tempestività i problemi dello sviluppo del nostro Paese.

A questo proposito, ho voluto sottolineare quanto segue.

L’indagine evidenzia una forte frattura e una elevata lontananza fra il tessuto imprenditoriale italiano e la classe politica del Paese.

Il punto più dolente riguarda la totale mancanza di fiducia nella capacità della classe politica di prendere le misure necessarie a sostenere lo sviluppo economico del Paese in una fase così delicata dell’economia globale.

Oltre a ciò, si evidenzia il fatto che le imprese reputano i metodi di selezione dei professionisti della politica (a tutti i livelli dell’Amministrazione Pubblica) basati su logiche di convenienza politica piuttosto che di qualità rispetto ai compiti.

Infine, le PMI non hanno percepito segnali diametralmente opposti all’auspicata e sempre annunciata razionalizzazione della Pubblica Amministrazione.

A riprova del forte interesse su questi temi da parte delle PMI, segnalo che la percentuale di redemption del questionario è stato dell’85% del campione, con risposte pervenute entro le successive 24 ore.

Entrando nel dettaglio dell’indagine, le PMI italiane valutano così l’operato della nostra classe politica:

Capacità di attuare il programma elettorale

L’83% delle imprese dislocate nel Nord Ovest ritiene che la classe politica non sia stata in grado di dare seguito alle dichiarazioni programmatiche in fase elettorale.

Concordano con questo giudizio l’89 % delle imprese del Nord Est, il 68% delle imprese del Centro e il 52% delle imprese del Sud.

Capacità di individuare le priorità per lo sviluppo economico

Il 91% delle imprese dislocate nel Nord Ovest ritiene che la classe politica non sia stata in grado di individuare le priorità alla base del rilancio economico del Paese.

Concordano con questo giudizio l’88% delle imprese del Nord Est, il 75 % delle imprese del Centro e il 45% delle imprese del Sud.

Capacità di esprimere una classe dirigente politica in grado di guidare il Paese

In questo caso il giudizio è quasi unanime. La classe politica è stata ritenuta inadeguata a condurre il paese per oltre l’80% delle PMI italiane (98% Nord Ovest, 96% Nord Est, 83% Centro, 81% Sud).

Capacità di contribuire al benessere del Paese

Le PMI vedono nella classe politica i maggiori responsabili del declino del nostro Paese. Questo giudizio è espresso dal 71% delle imprese del Nord Ovest, il 68% di quelle del Nord Est, il 71% di quelle del Centro e il 69% di quelle del Sud.

Capacità di introdurre misure di flessibilità del lavoro

Le PMI in questo caso hanno apprezzato gli sforzi della classe politica. L’80% delle PMI del Nord Ovest è d’accordo sul fatto che la classe politica ha saputo introdurre misure idonee a migliorare la flessibilità del lavoro. Tale giudizio è condiviso dal 70% delle imprese del Nord Est, il 76% delle PMI del Centro e dal 77% delle PMI del Sud.

Capacità di incidere sullo sviluppo infrastrutturale

Le PMI vedono nelle infrastrutture uno dei temi cruciali per la competitività, ma irrisolti della politica italiana. Il 90% delle PMI del Nord Est e del Nord Ovest ritiene che la classe politica non sia stata capace di trovare misure idonee per migliorare il sistema infrastrutturale del paese. Lo stesso vale per il 92% delle imprese del Centro e del 95% di quelle del Sud.

Capacità di sviluppare un piano energetico nazionale

Le PMI vedono nella questione energetica uno dei fattori non risolti della competitività del Paese e ne imputa la responsabilità ai troppi veti, orpelli, lungaggini burocratiche sia locali sia centrali della politica. Questo giudizio vede concorde il 65% delle imprese del Nord Ovest, il 58% delle imprese del Nord Est, il 70% delle imprese del Centro e l’80% delle imprese del Sud.

Capacità di semplificare gli iter burocratici legati all’impresa

Si tratta di uno dei fardelli a cui le PMI devono far fronte, aggravando la voce dei costi sia in termini economici sia in termini di perdita di tempo. Il 70%% delle PMI del Nord Ovest ritiene l’onere per le pratiche burocratiche a livelli insopportabili. Lo stesso vale per il 68% delle imprese del Nord Est, il 70% delle imprese del Centro e il 72% delle imprese del Sud.

Capacità di introdurre sgravi fiscali finalizzati al recupero di competitività

Le PMI reputano che la classe politica non abbia saputo introdurre quelle misure – per altro più volte annunciate – di riduzione della pressione fiscale per le imprese. Sono deluse l’85% delle imprese del Nord Ovest, il 90% delle imprese del Nord Est, il 91% delle imprese del Centro e il 95% delle imprese del Sud.

Capacità di riformare il sistema scolastico in linea con le necessità dell’impresa

Le PMI reputano che gli interventi introdotti dalle ultime riforme del sistema scolastico non abbiano portato benefici sulla formazione dei ragazzi ancora troppo in ritardo rispetto ai coetanei europei. La scuola italiana è troppo vincolata ad un modello antiquato. Di questa opinione il 65% delle imprese del Nord Ovest, il 55% delle imprese del Nord Est, il 60% delle imprese del Centro e il 75% delle imprese del Sud.

Note sul campione statistico e la sua suddivisione:

Tale questionario è stato somministrato via e-mail, con risposta nelle successive 24 ore, nel periodo 25 febbraio – 25 marzo 2008 agli imprenditori di 1.200 PMI Italiane con fatturato da 20 a 400 milioni di euro, equamente suddivise sul territorio italiano.

Per semplicità espositiva le risultanze sono state così suddivise:

Nord Est (Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna) Nord ovest ( Val D’Aosta, Piemonte, Lombardia. Liguria) Centro (Toscana, Umbria, Abruzzo, Marche, Lazio) Sud ( Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna) Redemption: 85% del campione intervistato.

Contact:

Stefano Amoroso, Jacopo Pedemonte

Barabino & Partners

Tel. 010.272.50.48

Expo a Milano: cosa significa per le aziende di famiglia?

aprile 1, 2008

La notizia è di oggi, ed è bella, non solo per Milano ma per tutta l’Italia.

Dal nostro punto di vista, la cosa fa nascere una domanda che può essere interessante:

E se questo Expo fosse un bel ponte che aiuta le aziende di famiglia a effettuare il passaggio da piccole a non-piccole?

La parola chiave, secondo me, è aggregarsi.

Un contributo al dibattito si trova a pag. 127 del mio libro “Problemi, criticità e prospettive dell’impresa di famiglia”, dove si illustra il concetto di “Distretto spa”, così riassumibile:

Costituire una sola entità giuridica e reale che possa presentarsi come unico interlocutore globale e mondiale sui mercati.

Bell’incontro in Assolombarda.

marzo 17, 2008

Si è svolto mercoledì scorso a Milano l’incontro sul tema

“Il transfert generazionale: business history e cultura familiare”

a cui ha partecipato un piccolo gruppo di imprenditori di prima, seconda e terza generazione.

La “mappa delle criticità” costruita insieme ai presenti, ha subito raggiunto le 17 variabili, a conferma della complessità del tema.

Ho però cercato di rassicurare i presenti che non tutti i problemi riguardano necessariamente tutte le aziende, ma una sana disamina di questi fattori costituisce senz’altro una sorta di vaccinazione per il futuro.

L’intenzione dell’esposizione era infatti più volta alla prevenzione che alla cura, come se gli elementi discussi fossero

dei validi anticorpi per affrontare le fasi di passaggio tra una generazione di family business e l’altra.

La psicologa Cristina Castelli, che ha parlato dopo di me, ha toccato molti aspetti “sensibili”, dalle sovrapposizioni eccessive tra famiglia e azienda alla delicata scelta dell’”erede”, alla sindrome “dopo di me il diluvio” che colpisce molti imprenditori senior al momento del passaggio generazionale.

Una valida conclusione è venuta, infine, dall testimonianza diretta di Stefano Colombo (che è anche parte del nostro team) in qualità di giovane imprenditore della Brianza, terra ricca di sfumature significative (positive quelle legate alla determinazione e all’impegno, meno quelle caratterizzate da chiusura e logiche di clan) in grado di influire molto sul transfert generazionale in azienda.


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