A margine di una tavola rotonda tra imprenditori del Family Business, Tommaso Brindani, Sales Manager e membro della famiglia ANNONI S.p.A, ci ha concesso una breve intervista.
Il gruppo Annoni (composto da Annoni S.p.A e Ugo Annoni S.p.A) opera nel settore della macellazione e della lavorazione della carne suina vantando un’esperienza trentennale e nel settore della stagionatura dei prosciutti crudi con una tradizione di circa cinquant’anni. Oggi vanta uno stabilimento di 27900 mq, con un impegno di personale pari a circa: 100 operatori specializzati interni; 100 operatori specializzati di cooperative esterne; 12 impiegati amministrativi; 4 tecnici che compongono il gruppo Qualità. In una realtà di tali dimensioni e in cui nelle funzioni dirigenziali troviamo tre nuclei familiari, il tema dell’inserimento dei familiari in azienda e del trasferimento della cultura familiare è cruciale: a questo proposito Tommaso Brindani condivide con noi il suo credo e i valori di Annoni SpA.
Considerando il numero molto elevato di componenti della famiglia inseriti in azienda, quali sono le difficoltà che avete dovuto affrontare? Nello specifico, il numero elevato secondo Lei, può mettere a rischio il trasferimento della cultura aziendale? Come identifica il peso della cultura aziendale all’interno della Sua impresa familiare?
“Le domande da voi poste mi spingono a cercare con cura le parole in quanto il processo d’integrazione dei familiari all’interno dell’azienda deve ancora completarsi. Cercherò quindi di rispondere mettendo in luce ciò che finora ho vissuto. Penso che non esista un approccio standard all’ingresso di nuovi familiari all’interno dell’azienda e non ci devono essere, in quanto ogni realtà merita una diversa soluzione, una risposta fatta su misura. Dico questo tenendo bene in mente ciò che ho capito da quando lavoro all’interno di questa realtà. Un’azienda non ha bisogno di una famiglia per poter funzionare correttamente ma di un insieme di persone ben organizzate. Questo pensiero ritengo che sia davvero importante per chi dovrà entrare in azienda. Questa idea è stato il fulcro su cui la mia azienda ha gestito l’ingresso in azienda di chi faceva parte della famiglia. La domanda che nasce spontanea e la difficoltà maggiore quando si deve fare entrare un familiare in azienda è: “cosa dovrà fare questa persona in azienda e come potrà contribuire al suo sviluppo?”
Nel nostro caso, ad ogni persona entrata in azienda, non è stato riservato un posto particolare anzi. È stata messa di fronte alla possibilità di dimostrare le proprie qualità e quale fosse il posto meritato. Ognuno di noi ha iniziato con un lavoro di poca responsabilità e ad ognuno è stata data la possibilità di dimostrare il proprio valore, lasciando comunque una discreta libertà nell’intraprendere un percorso all’interno dell’azienda al fine d’ottenere dei risultati che rispecchiassero le qualità di ognuno. Quindi, l’assegnazione di un ruolo ai nuovi entrati è stata la cosa che maggiormente ha messo in difficoltà la nostra famiglia. L’ingresso di nuovi e numerosi familiari può compromettere il trasferimento della cultura aziendale. La volontà e il desiderio di chi entra in azienda di dare il proprio contributo, portando novità e cambiamenti, è un elemento che può essere dannoso per l’azienda. Per quanto mi riguarda, la voglia di imparare e l’umiltà hanno caratterizzato il mio percorso all’interno dell’ambiente di lavoro e ciò mi ha permesso di avere molte possibilità nell’intraprendere delle scelte e nel fare ciò che personalmente ritenevo più idoneo per le mie capacità. Sono stato molto attento a non modificare gli equilibri che mi sono trovato di fronte, ho lavorato e mi sono impegnato al fine di guadagnare la fiducia delle persone con cui lavoravo e solo quando mi sono reso conto di avere il rispetto dei miei collaboratori, ho preso delle decisioni ed ho apportato dei cambiamenti. Sono entrato in azienda, ho osservato e cercato di capire in che modo la mia famiglia faceva funzionare il tutto e solo quando mi sono sentito in sintonia con l’ambiente e le persone con cui lavoravo ho iniziato a sentirmi parte dell’azienda ed in grado di prendere delle decisioni. La cultura aziendale va capita, si deve farla propria e non la si deve modificare. Se un’azienda è sana e funziona bene, tutto ciò che caratterizza la cultura aziendale va salvaguardata perché costituisce ciò che identifica maggiormente un’azienda e ciò che la rende unica. All’interno della mia impresa di famiglia, ritengo che ci sia una cultura radicata da chi ha fondato l’impresa che è molto sentita da chi ne fa parte. Tutti noi siamo fieri e condividiamo quei valori che fino ad ora hanno permesso all’azienda di svilupparsi e migliorare costantemente.


