Così lo scorso 27 settembre ha definito la situazione l’attuale Ministro delle finanze brasiliano,la odierna situazione di contrapposizione tra economie.
Cosa sta succedendo?
Ci sono due fazioni:i paesi che hanno una moneta forte in contrapposizione ad altri che ce l’hanno più debole.
Questo in sé non dovrebbe essere un motivo di discordia poiché in una situazione normale di mercato la moneta di un paese riflette lo stato di salute del paese stesso. Tuttavia la Cina recentemente è stata accusata di agire in modo sleale sullo yuan per svalutarla.
I paesi scontenti della situazione sono gli Stati Uniti,come abbiamo detto,l’Eurozona,Regno Unito e il Giappone,quest’ultimo probabilmente ha la situazione peggiore poiché il divario tra yan e yuan e molto forte.
L’amministrazione Obama che si fa portavoce di questo malessere,sta da una parte cercando di riunire tutti i paesi nella loro stessa situazione e dall’altra sta minacciando politiche protezionistiche radicali contro la Cina (per esempio porre dazi su prodotti importati dalla Cina).
Sull’altro fronte la Cina si giustifica e temporeggia dicendo che un deprezzamento troppo repentino porterebbe alla chiusura di molte imprese,disoccupazione e sommosse popolari;inoltre promette di rispondere alle azioni protezioniste degli USA con corrispondenti dazi sui loro prodotti.
La situazione delineata è quindi di forte tensione poiché in gioco ci sono intere economie nazionali,peggiorare ancora sarebbe un disastro!
A soffrire di monete troppo forti e quindi di difficoltà nell’esportazione ci sono anche i concorrenti asiatici della Cina come Corea del Sud,Taiwan e Singapore.
A novembre si riunirà il G20 a Seul,con l’auspicio che si possa trovare un punto di incontro o almeno un dialogo senza minacce protezioniste che,come ci insegna la storia,non hanno mai portato giovamenti alla popolazione.
In teoria,la soluzione dovrebbe essere un accordo globale per gestire in modo coordinato e pacifico la transazione verso valori post-crisi realistici e stabili,come i paesi ricchi fecero l’accordo del Plaza del 1985,con la svalutazione coordinata del dollaro. Ma oggi è tutto molto più grande e complicato.